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L’Antica
Azienda Agricola Peltuinum è custode da tempo
immemorabile dell’arte della produzione dello
Zafferano dell’Aquila che si tramanda di generazione
in generazione insieme all’amore per la terra
e per le cose buone della natura. |
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| L’Azienda ha la sede e il proprio laboratorio nella casa di famiglia costruita nel XVIII sec. nel centro storico di Prata D’Ansidonia. Il paese è situato sulla Piana di Navelli, a 24 chilometri dalla Città dell’Aquila in direzione di Pescara e la sua economia si è da sempre basata sull’agricoltura. Nel territorio del Comune di Prata D'Ansidonia è presente l'area archeologica Peltuinum, simbolo storico della zona, che nel III° sec A.C. fu un’importante prefettura romana posizionata strategicamente sulla Claudia Nova, corrispondente al successivo tratturo. |
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La sua importanza è testimoniata dall’imponente area pubblica di cui oggi rimangono i ruderi del tempio corinzio dedicato al culto di Apollo e quelli del teatro. Il tratturo era la strada obbligata percorsa dai pastori con i loro greggi di pecore per raggiungere in autunno zone di pascolo in pianura e viceversa a primavera per raggiungere i verdi pascoli del Gran Sasso dando vita alla cosiddetta transumanza che ha caratterizzato positivamente, rendendole vive, la cultura e l’economia dei territori che attraversava. Dopo che Peltuinum fu distrutto dai barbari e probabilmente anche da un tremendo terremoto, fu chiamato Civita Sidonia, poi trasformata in Ansidonia, dal nome di un tal Sidonio cui furono donati i terreni e i ruderi rimasti. In una conta dei fuochi del 1508 fu chiamata per la prima volta Villa Pratae. |
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Accanto
ai resti antichi di Peltuinum nel XII secolo fu
costruita dai Benedettini la chiesa di S.
Paolo di Tarso. L'attuale Prata D'Asidonia
divenne borgo quando la popolazione decise di abitare
nelle vicinanze dei campi da coltivare. Il paese
fu possedimento dei Conti di Manoppello e degli
Orsini. Se lo zafferano fosse stato una pianta spontanea non sarebbe potuto crescere naturalmente nella zona dell’Aquila a causa del clima particolarmente rigido della zona. Ma è proprio questo clima insieme al terreno e all’ingegno dell’uomo a rendere uniche le caratteristiche organolettiche dello Zafferano dell’Aquila. |
| L’Azienda
Agricola Peltuinum per salvaguardare la qualità
dello zafferano e le relative caratteristiche organolettiche
non ha mai avuto fini puramente commerciali e di
rese quantitative ma si è sempre imposta
di rispettare i metodi tradizionali di produzione
in tutte le fasi, dalla preparazione del terreno
all’essiccazione degli stimmi.
Il terreno della Piana di Navelli è in genere
di medio impasto a struttura humo-argillosa, che
assicura una buona ritenzione idrica, mentre l’elevato
contenuto di sabbia conferisce scioltezza ed aerazione.
Buono è il contenuto di calcare attivo e
il contenuto di potassio; alta la sostanza organica;
basso è invece il contenuto di fosfati. In
sostanza è un terreno idoneo all’accrescimento
dei bulbi-tuberi. |
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La
raccolta del fiore è manuale, così
come tutte le altre fasi della coltivazione, e viene
effettuata stringendo il fiore tra pollice e indice
di una mano e reciso con l’unghia. I fiori
vengono raccolti al mattino presto, a fiore ancora
chiuso a tubolo, intorno alle sei, e si protrae
fino a quando i fiori cominciano ad aprirsi per
ricevere i raggi del sole. In questo stato il fiore
si raccoglie più rapidamente e si lavora
meglio successivamente nella mondatura. Inoltre
è tradizione raccogliere i fiori chiusi in
quanto se aperti gli stimmi che ne derivano sono
meno pregiati. I fiori recisi vengono raccolti in
canestri di vimini per evitare il loro schiacciamento.
I cesti vengono portati a casa e svuotati su tavole
di legno. Nella stessa mattinata inizia la fase
di mondatura cioè di apertura del fiore e
di separazione degli stimmi dalle altre parti del
fiore. |
| Gli
stimmi sono sistemati in un setaccio ben stesi e
messi ad asciugare sopra la brace viva di legna
di quercia rovella a circa 20 cm di distanza. |
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La
coltivazione dello zafferano non garantisce un raccolto
sicuro. Nella Piana di Navelli esiste un proverbio
che dice: “La zaffrana un anno t’arricca
e un anno ti spianta”. Infatti, le gelate
nel periodo della raccolta, le invasioni di topi,
le visite dei cinghiali, la scarsa pioggia nel periodo
autunnale, per non parlare poi delle malattie, possono
compromettere gravemente il raccolto e rovinare
i bulbi-tuberi per la semina dell’anno successivo. Per ogni kg di stimmi freschi occorrono circa 75 kg di fiori freschi. |
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