La DOP – The PDO

Lo Zafferano dell’Aquila si fregia del marchio DOP. Le norme sui marchi di qualità (salvo quelle per i vini) sono di origine comunitaria, essendovi nell’Ue un mercato unico, ossia una libera circolazione di beni, servizi, capitali, e persone, che comporta l’armonizzazione delle regole relative alla produzione e commercializzazione di beni e servizi. A questo riguardo è bene segnalare che a luglio 2008 è stato approvato un nuovo regolamento comunitario, il 628/2008, che ha introdotto qualche modifica ai due regolamenti che disciplinano la materia, ossia il 510/2006, concernente la protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d’origine dei prodotti agricoli e alimentari (che ha sostituito il vecchio Reg. Cee 2081/92), e il 1898/2006 che illustra le modalità di applicazione del regolamento 510/2006 (che ha abrogato i vecchi Reg. Cee 2037/93 e 383/2004).
Qui di seguito si indicheranno alcuni passaggi del disciplinare dello Zafferano dell’Aquila DOP:

Denominazione
«Zafferano dell’Aquila»

Descrizione

Prodotto ottenuto dalla tostatura degli stimmi del fiore del Crocus Sativus L., pianta tubero-bulbosa appartenente alla famiglia delle iridacee, avente colore rosso porpora e commercializzato in filamenti allo stato naturale o ridotti in polvere. Il prodotto ammesso a tutela, in condizioni di assoluta purezza, deve avere le seguenti caratteristiche:

Filamenti

con colore: Numero di Crocina > 6 %
aroma:  Numero di Safranale > 4 %

Zona geografica
La zona di produzione dello «Zafferano dell’Aquila» comprende il territorio dei comuni di: Barisciano, Caporciano, Fagnano Alto, Fontecchio, L’Aquila, Molina Aterno, Navelli, Poggio Picenze, Prata d’Ansidonia, San Demetrio nei Vestini, S. Pio delle Camere, Tione degli Abruzzi, Villa S. Angelo. I confini dell’area sono definiti dal perimetro dei territori dei comuni suddetti. Nell’ambito dell’area la coltivazione dovrà essere praticata in quei terreni posti ad un’altitudine compresa tra 350 e 1 000 metri s.l.m.

Metodo di ottenimento
Il sistema di coltivazione del Crocus Sativus L., dal quale si ottiene lo Zafferano DOP, adotta le seguenti pratiche colturali, desunte direttamente da quelle tradizionalmente in uso nella zona. Le operazioni di preparazione del terreno prevedono: aratura ad una profondità di 30 cm ed interramento di concime organico, affinamento e livellamento della superficie, preparazione delle aiuole e apertura da 2 a 4 solchi alla distanza di 20-25 cm che ospiteranno la nuova piantagione.
È vietato l’apporto di qualsiasi altro tipo di fertilizzante durante il ciclo vegetativo. I bulbo-tuberi, raccolti nella prima metà di agosto, devono essere cerniti, avendo cura di selezionare quelli più grandi ed esenti da attacchi parassitari, reimpiantati, con l’apice vegetativo rivolto verso l’alto, nel nuovo terreno nella seconda metà di agosto. La rotazione colturale è di cinque anni. Entro ogni fila i bulbi vanno posti a fila continua, la quantità di bulbi necessari oscilla tra 500 000-600 000 per ettaro, ovvero 7-10 t/ha. Dopo la semina vanno effettuate semplici operazioni colturali di rincalzatura e zappatura. Non è consentito il diserbo chimico mentre le irrigazioni sono consentite solo in casi di eccezionali siccità.

La protezione assicurata dai marchi Dop
L’art. 13 del Reg. Ce 510/2006 precisa che le denominazioni Dop registrate tutelano i relativi prodotti contro:
a) qualsiasi impiego commerciale diretto o indiretto di una denominazione registrata per prodotti che non sono oggetto di registrazione, nella misura in cui questi ultimi siano comparabili ai prodotti registrati con questa denominazione, o nella misura in cui l’uso di tale denominazione consenta di sfruttare la reputazione della denominazione protetta;
b) qualsiasi usurpazione, imitazione o evocazione, anche se l’origine vera del prodotto è indicata o se la denominazione protetta è una traduzione o è accompagnata da espressioni quali “genere”, “tipo”, “metodo”, “alla maniera”, “imitazione”, o simili;
c) qualsiasi altra indicazione falsa o ingannevole relativa alla provenienza, all’origine, alla natura o alle qualità essenziali dei prodotti usata sulla confezione o sull’imballaggio, nella
pubblicità o sui documenti relativi ai prodotti considerati nonché l’impiego, per il condizionamento, di recipienti che possono indurre in errore sull’origine;
d) qualsiasi altra prassi che possa indurre in errore il consumatore sulla vera origine dei prodotti.
Inoltre le denominazioni protette non possono diventare generiche.

Protected Designation of Origin (PDO)

A Protected Designation of Origin (PDO) is part of the Protected Geographical Status system in the European Union (EU). This framework is designed to protect the integrity of European food and drink by carefully legislating the labeling of certain European products. When something is given a Protected Designation of Origin, it means that only items produced in a specific area in a particular way may bear that label in the European market. For example, champagne has a PDO label, meaning that only sparkling wines produced in a specific style in the French region of Champagne may be labeled as “champagne.”

The idea behind the Protected Designation of Origin is that Europe has many very unique regional food traditions. By protecting these foods, the European Union can ensure that traditional methods of food production are preserved. The government can also encourage people to stay settled in rural areas by providing an economic incentive to produce traditional foods, and they can increase consumer confidence by certifying that foods with a PDO label are produced to a basic standard.

L’Aquila Saffron is a PDO product.

Read more here:
http://ec.europa.eu/agriculture/quality/schemes/index_en.htm
http://ec.europa.eu/agriculture/quality/folder-2011/folder_en.pdf 

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